La Cefalea a Grappolo, tutti i segreti per domarla

Cefalea a Grappolo ………… “Bestia” maledetta!
Ho lavorato tanti anni per comprendere questa patologia che mi ha assillato la vita e dopo tanto lavoro, confronti individuali con altri sofferenti, per cercare denominatori comuni, la fondazione di una onlus dedicata alla Cefalea a Grappolo, la collaborazione con la comunità scientifica e l’impegno sul piano sociale, mi hanno portato a voler scrivere un libro: “La Cefalea a Grappolo, tutti i segreti per domarla; esperienze di un grappolato” Di seguito riporto la presentazione ricevuta dal Presidente dell’Associazione Neurologica Italiana per la ricerca sulle Cefalee. PRESENTAZIONE – Conosco Davide dagli inizi del 2000, da quasi vent’anni, insieme con i fondatori dell’allora neonata “OUCH Italia Onlus”(Organization for Understanding Cluster Headache). Ci siamo approcciati telefonicamente, trovati per strada e conosciuti in un locale a Milano, come si faceva una volta tra amici. Con lui c’erano Riccardo e Sten, 2 dei Soci Fondatori OUCH e, all’epoca ero Presidente di AIC (Associazione Nazionale dei Pazienti Cefalalgici), abbiamo subito capito che insieme potevamo fare parecchie cose utili nel campo dei mal di testa. Il paziente che soffre di Cefalea a Grappolo non è un personaggio qualunque. Chi, come me, ha a che fare quotidianamente con questi pazienti, sa perfettamente che la malattia non colpisce a caso. E Davide conferma in pieno questa realtà poco medica, poco scientifica, ma ben nota. Chi soffre di cefalea a Grappolo è quasi sempre un soggetto brillante, volitivo, determinato, molto impegnato e con mille idee. Esattamente quello che mi sono trovato davanti conoscendo Davide. Da allora abbiamo iniziato un percorso che ci ha visto molte volte a fianco per ottenere riconoscimenti istituzionali, scoprire nuove strategie per un miglior controllo del dolore, ma anche per diffondere conoscenza e informazione, esplorare nuove vie e nuove possibilità di cura. In sintesi, cercando di fare tutto quanto avesse potuto migliorare la qualità della vita di questi pazienti e dare un senso alla mia attività di medico dedicato a questa patologia, sia in campo sanitario sia sul piano sociale. La vita di Davide non è stata semplice: oltre alla CH, come noi chiamiamo la Cefalea a Grappolo, altre patologie serie, che avrebbero distrutto fisico e psiche di molti, si sono accanite contro la sua persona. Mi ha sempre stupito la sua capacità di accettare patologie anche gravi e quel suo sapere reagire fuori da qualunque regola, oltre ogni limite. Ma Davide è così: per una patologia eccezionale, una persona fuori dall’ordinario e spesso da qualunque regola, anche di buon senso. Evidentemente, se così non fosse non ci sarebbe scampo.Questo libro è una testimonianza. Non di una malattia, quella la trovate su tutti i testi scientifici. È la cronaca di una volontà, di un modo di reagire, di affrontare la malattia, di essere protagonisti attivi della propria vita, nel bene e nel male, che lascia quasi basiti. Atteggiamento che credo non dipenda dalla ‘bestia’ che lo ha martoriato, ma abbia una valenza assoluta, quale che sia la malattia che ti colpisce. Ogni pagina vi schiude un mondo inimmaginato e vi porta a delle riflessioni. Non so cosa sia la verità, in medicina non so se possa esistere. Ogni paziente ha una sua verità, e questo libro riporta una verità molto particolare, soggettiva e spesso inaspettata, quella di Davide. Che non è sicuramente assoluta ma è la sua verità. E come tale da ascoltare e rispettare. Non sono d’accordo su tutto quanto riportato in queste pagine, ma rispetto un punto di vista anche se spesse volte risulta difficile comprenderlo e ancor più condividerlo. Su molti altri aspetti sono peraltro in piena sintonia e credo che questo continuo scambio di opinioni e posizioni ci condizioni reciprocamente in maniera positiva. Non pensate che questo possa apparire blasfemo. Noi medici apprendiamo da libri che sono spesso sintesi se non trasfigurazioni di una realtà. Allora quale migliore opportunità se non quella di poter imparare direttamente dalla realtà dei pazienti? Frequentare i meeting di OUCH in questi anni mi hanno insegnato tanto, e spero di aver fatto ricadere questi insegnamenti a vantaggio di tutti i miei pazienti. Per questo che quando Davide mi ha chiesto di rileggere e rivedere il suo libro sono stato ben felice di potergli dare una mano. In un campo, come quello delle cefalee e della CH in particolare, dove in tanti parlano anche se poco sanno, dove le “verità” scientifiche sono scarse, rare e centellinate e le opinioni dei Leaders rappresentano spesso l’unica “verità” scientifica; credo che l’opinione dei nostri pazienti sia altrettanto importante se non, anzi sicuramente, determinante per conoscere una realtà viva e vera, dietro le pieghe del quotidiano, fatta non di semplici anamnesi che mai riporteranno il vero vissuto del paziente. So che Davide per tanti anni ha cercato un confronto diretto e spesso “intimo” col vissuto di tanti altri pazienti che, come lui, soffrivano di CH e che questo suo perseverare lo ha portato a scoprire denominatori comuni che si annidano fra le pieghe dell’esistenza di un “grappolato”. Tutti aspetti di cui ho avuto la fortuna di poter discutere con lui, aspetti che durante le “visite ordinarie” del neurologo (quasi sempre con tempistiche limitate) non possono emergere. Mi auguro che questo libro sia letto anche da molti medici, che magari inorridiranno trovandosi davanti a certi passaggi ma, se avranno la pazienza e l’umiltà di ascoltare la voce della sofferenza, potranno vedere le cose da un punto di vista completamente diverso e penetrare in quei risvolti dei nostri pazienti che sfuggono ai tradizionali canali di comunicazione. Ma spero anche che la lettura di questo libro possa fornire nuovi spunti per arricchire la ricerca, percorrendo strade ancora inesplorate.

Fabio Frediani
Presidente ANIRCEF (Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee)
Direttore Centro Cefalee – U.O.C. Neurologia e Stroke UnitPresidio Ospedaliero S. Carlo Borromeo
ASST – Santi Paolo e Carlo (MI)

 

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Cortisone e cefalea a grappolo

Cortisone e cefalea a grappolo

Cortisone e cefalea a grappolo

Il cortisone è un farmaco solitamente molto efficace quale farmaco di profilassi per la cefalea a grappolo. È un antinfiammatorio per eccellenza. È un farmaco dopante.

È un farmaco che però genera una molteplicità di effetti collaterali importanti e gravi tali per cui non può essere assunto troppo spesso o per periodi troppo lunghi.

Tra gli effetti collaterali del cortisone ne cito alcuni: ritenzione di fluidi, ritenzione sodica, ipertensione, scompenso cardiaco, osteoporosi, perdita di massa muscolare, ulcera, esofagiti ulcerate, irregolarità mestruali, aumento smodato dell’appetito, aggressività, si ingrassa molto, diabete, cataratta, ecc…

Una cosa fondamentale quando si assume il cortisone è di accompagnarlo con inibitori di pompa gastrica per proteggere lo stomaco e l’esofago.

La dose efficace è variabile in funzione del proprio peso e della gravità della propria cefalea, ma normalmente si parte da una dose alta per poi eliminarlo gradualmente. La dose efficace solitamente si aggira intorno ai 4-8 mg di Decadron® fosfato, in fiala intramuscolare per alcuni giorni, per poi passare al Deltacortene® via orale da 25 mg e da 5 mg scalandolo ogni 3 – 4 giorni di circa 5 mg alla volta. Il Deltacortene® deve assolutamente essere eliminato molto dolcemente onde evitare crisi di funzionamento delle ghiandole surrenali (reazione fisica estremamente grave) che se dovessero presentarsi richiedono una riassunzione di Deltacortene® ed una eliminazione più dolce della precedente. La crisi del surrene si manifesta con una debolezza stratosferica e assenza di forze anche minime; io purtroppo l’ho sperimentata.

Cortisone e cefalea a grappolo: shock farmacologico

In alcuni casi, particolarmente ostici di cefalea a grappolo, si usa il cortisone per dare uno shock al sistema neuroendocrino che spesso è efficace per interrompere grappoli particolarmente persistenti o per mandare in remissione i cronici; si chiama shock farmacologico diretto e si esegue sotto stretta sorveglianza medica e sotto ricovero ospedaliero.

Si tratta di somministrare per tre o cinque giorni una dose di 1gr di cortisone via endovenosa per poi come da prassi eliminarlo molto dolcemente con l’uso di Deltacortene®. Gli effetti collaterali a tali dosaggi incrementano notevolmente anche se per pochi giorni, ma segnalo un potenziale aumento dell’aggressività tale da essere tenuta sotto controllo con l’uso della propria consapevolezza e volontà; reazioni inconsulte ed eccessive per piccoli trigger

attivatori della rabbia possono però essere previste. Altro effetto collaterale importante è l‘ insonnia, pertanto è utile utilizzare delle simil benzodiazepine di accompagnamento al sonno, e/o dosi significative di melatonina (anche fino a 10 mg).

Ad ogni buon conto il cortisone per alcuni grappolati episodici è eccezionale perché anche a dosi non eccessive come ad esempio una pastiglia di Deltacortene® da 25mg /die è in grado di arrestargli gli attacchi per tutta la durata del grappolo evitando di farlo soffrire.

Tra gli effetti definiti collaterali del cortisone ci sono anche cose piacevoli come il fatto di essere dopante, pertanto ci si sente pieni di forza, molto positivi, con un piacevole appetito, energici ed in piena forma fisica. Questo è naturalmente tutto artificiale e dovuto al farmaco, però si vive in maniera piacevole; il problema poi subentra quando lo si elimina; quando si elimina il cortisone avviene un effetto contrario, ci si sente un po’ più affaticati, c’è la tendenza a dormire di più, e tirare avanti è un po’ più dura del periodo precedente in cui si assumeva il farmaco. Essere consapevole di questa cosa è importante perché la consapevolezza ti consente di affrontare meglio quel breve periodo, sapendo che è un periodo limitato nel tempo e che poi passa.

Per cortisone e cefalea a grappolo leggi anche  Cefalea a grappolo “Sintomi, cura e prevenzione”

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Verapamil per la cefalea a grappolo

verapamil per la cefalea a grappoloIl Verapamil  per la cefalea a grappolo (calcioantagonista selettivo con effetto cardiaco) è il farmaco di profilassi per eccellenza utilizzato per affrontare la cefalea a grappolo, grazie alla sua buona efficacia, buona tolleranza e con pochi effetti collaterali generalmente sostenibili.

Nasce come farmaco antipertensivo e per cardiopatici che hanno subito infarti, onde prevenire, grazie alla sua capacità vasodilatatrice, potenziali recidive.

Le principali controindicazioni all’assunzione del Verapamil sono patologie o disfunzioni a livello cardiaco, pertanto se non è mai stato assunto è opportuno effettuare un ECG (elettocardiogramma) di controllo da sottoporre al proprio neurologo di fiducia che ha effettuato la prescrizione farmacologica; e questa è una prassi che un neurologo oculato indica ai propri pazienti.

I dosaggi per uso cardiologico arrivano ad un massimo di 360 mg/die, mentre per la cefalea a grappolo generalmente possono oscillare dai 360 ai 920 mg/die; alcune persone particolarmente sensibili al farmaco per proprie caratteristiche o per gracile corporatura potrebbero anche avere un dosaggio efficace a 240 mg/die.

È importante sapere che solitamente il Verapamil  per la cefalea a grappolo si assume a dosi crescenti nel tempo fino a raggiungere la dose efficace che poi viene mantenuta. Se è la prima volta in assoluto che si assume il farmaco è opportuno seguire questa indicazione per ovvie ragioni di prudenza e per valutare gli effetti avversi che lo stesso potrebbe generare al paziente; questa metodologia di assunzione però implica che, per le prime settimane fintanto che non si raggiunge la dose efficace, il grappolato continui a soffrire degli attacchi che normalmente diventano, nel tempo, man mano che si alza la dose, sempre meno violenti e più sporadici fino alla loro scomparsa. Con questa metodologia però c’è anche il rischio che si generi un effetto tolleranza del fisico, tale per cui il fisico si adatta al farmaco ed il farmaco è meno efficace; quindi si deve aumentare la dose.

Non tutti sanno che: qualora invece si sia già assunto e si conosca, qual è la propria dose efficace allora ti insegno una nuova metodologia di assunzione che mi ha insegnato il dott. Frediani, e che pochissimi in Italia conoscono e applicano.

Io so che la mia dose efficace è di 600-720 mg/die. Allora assumo il farmaco direttamente sin dal primo giorno alla mia dose efficace e gli attacchi scompaiono in due giorni senza dovermi soffrire il periodo di portata a regime del farmaco. Così facendo sottopongo il mio organismo ad un leggero shock (ri-sottolineo la grande interazione degli shock sulla cefalea a grappolo) subendo per la prima settimana un leggero incremento degli effetti collaterali cui poi nel tempo mi abituo (bradicardia, abbassamento della pressione arteriosa, debolezza e stitichezza).

Una volta intercettata la cefalea a grappolo con il Verapamil si attendono circa tre settimane per poi agire con un ribasso del dosaggio di 120 mg ogni giorno o a giorni alterni; così di seguito fino alla eliminazione del farmaco; se abbassando la dose la cefalea ritorna si risale immediatamente dei 120 mg scalati. Data comunque la soggettività delle persone è possibile dover fare riduzioni inferiori ai 120 mg e usare tempistiche più lunghe di mantenimento della diminuzione del farmaco effettuata.

La bradicardia (rallentamento dei battiti cardiaci) accompagnata da abbassamento della pressione arteriosa con conseguente debolezza e maggiore fatica agli sforzi fisici rappresentano gli effetti collaterali più comuni nell’uso del Verapamil. Per contrastare questi effetti collaterali può essere efficace l’accompagnamento di Midodrina 2,5 mg/ml gocce orali. Anche il consumo costante di liquirizia può essere un buon supporto

Un altro effetto collaterale abbastanza antipatico è la stitichezza; la stitichezza la si combatte bevendo abbondantemente liquidi, assumendo la sera massicce dosi di crusca con molta acqua o latte, o assumendo Laevolac® o lassativi equivalenti.

La fortuna nell’assunzione del Verapamil è che diversamente da alcuni altri farmaci tipo i cortisonici può essere assunto per periodi anche molto lunghi, pertanto è ben indicato anche per i grappolati cronici.

A volte succede che assumendolo per lunghi periodi il corpo vada in tolleranza e si debba alzare la dose; se alzando la dose gli effetti collaterali diventassero insostenibili allora diventa necessario interrompere il trattamento per circa un mese, lasciare ripulire l’organismo, e poi riprendere il Verapamil; così facendo, nella stragrande maggioranza dei casi torna ad essere efficace ai dosaggi precedenti.

L’assunzione del Verapamil per la cefalea a grappolo è indicato ed efficace sia per i grappolati episodici che per quelli cronici.

Vedi anche wikipedia

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Cefalea a Grappolo

Cefalea a grappoloLa Cefalea a Grappolo è una patologia che può anche essere seriamente invalidante.

Chiamarla cefalea a secondo me è parzialmente riduttivo, auspico ad una definizione a mio avviso più corretta, ovvero “Sindrome della Cefalea a Grappolo”. Le ragioni sono insite nel fatto che non si tratta di un “Mero mal di testa” spesso, anche se non sempre, affrontabile con una sana dormita o con un banale analgesico (a parte le forme di cefalea più invalidanti). Si tratta di un dolore al capo, certamente, ma con un coinvolgimento assai più ampio del mero dolore alla testa.

La cefalea a grappolo consiste in attacchi, più o meno violenti, che coinvolgono solitamente la branca trigeminale superiore o mediana; sono spesso associati a chiusura dell’occhio della parte colpita, lacrimazione, rinorrea e in alcuni soggetti anche cambio della densità della salivazione. In molti casi nella fase di grappolo si associano anche disturbi neurovegetativi; da problemi con la termoregolazione corporea, sudorazione eccessiva, disturbi nel ritmo sonno veglia, ecc..

Una delle caratteristiche che differiscono da altre forme di emicrania è che colpisce esclusivamente e selettivamente o la parte destra o la parte sinistra del capo.

Esiste la cefalea a grappolo episodica e cronica.

Viene chiamata a grappolo perché, nella forma episodica, si presentano questi attacchi di dolore alla testa concentrati in un determinato periodo di tempo per poi scomparire successivamente e ripresentarsi dopo un periodo chiamato di “Remissione”. Durante il periodo degli attacchi detto appunto “Grappolo” di solito iniziano con una intensità che nel tempo aumenta, raggiunge un apice e poi decresce. Non è sempre così ma mediamente avviene questo. Gli attacchi possono avere da una durata di 15’ minuti fino a 180’ e ripresentarsi più volte al giorno. Molte persone sono colpite durante la notte. La forma cronica invece consiste in attacchi tutto l’anno senza periodi di remissione significativi e può altalenare, ovvero avere più o meno attacchi al giorno, a seconda della fase dell’anno ma di fatto è sempre presente.

Solitamente i grappoli ricompaiono negli stessi periodi dell’anno e con la stessa durata del grappolo; anche gli attacchi nel quotidiano spesso si presentano agli stessi orari. Questo ha così indotto i ricercatori ad indagare e scoprire che esiste un coinvolgimento ipotalamico che oltra ad essere una “Centralina”, del nostro sistema neuroendocrino, che regola molte attività, è anche il nostro “Orologio biologico”.

Il dolore mediamente parlando inizia frontalmente, coinvolge l’occhio che scalda e diventa come un tizzone ardente, può coinvolgere la parte frontale, laterale, superiore ed in alcuni casi anche occipitale. La forma del dolore è di due tipi, l’uno pungente e l’altro pulsante a ritmo cardiaco che coesistono durante gli attacchi.

L’intensità invece può essere variabile, mediamente è sempre molto intenso ed importante come dolore, tale da non consentirti di fare nulla, ma in molti casi raggiunge delle soglie decisamente drammatiche che arrivano a farti perdere la testa, arrivano a portarti a battere la testa al muro, arrivano a farti sperare di morire , come via di liberazione da un inferno di dolore. I francesi hanno denominato la cefalea a grappolo come “Cefalea da suicidio”; molte madri hanno asserito che gli attacchi sono più dolorosi di un parto.

Fino a pochi anni fa la cefalea a grappolo era una cefalea quasi prettamente maschile, ma negli ultimi anni è aumentata notevolmente l’incidenza nel sesso femminile.

Attualmente non si conoscono, dal punto di vista scientifico, le cause di questa patologia e strade di medicina allopatica per guarirla definitivamente, ma solo farmaci per alleviarla o mandarla in parziale remissione, salvo il caso in cui sia farmacoresistente, come lo era il mio caso.

La condizione di vita peggiore di la cefalea a grappolo è caratterizzata dall’essere una forma cronica e farmacoresistente, come lo era il mio caso.

Vedi anche su wikipedia

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